mercoledì, aprile 16

1948-2008. Quando la storia si ripete


In questi giorni mi è tornata più volte alla mente un racconto che mi facevano i miei genitori e i nonni. Mi riferisco al 18 aprile del 1948, quando anche allora dopo una campagna elettorale molto accesa (altri tempi rispetto ad oggi, di sicuro) l’allora Fronte popolare fu sconfitto seccamente dalla Democrazia cristiana. Eppure le piazze erano piene. C’era grande entusiasmo ai comizi di Nenni e di Togliatti, pensavamo che si poteva fare. Addavenì baffone!, ma poi dopo quelle piazze piene ci ritrovammo con le urne vuote Questo era pressappoco il racconto.
Oggi anche la nostra generazione e quella dei nostri figli ha potuto vivere il proprio 18 aprile, arrivato con cinque giorni d’anticipo. Una sconfitta netta che chiede grandi cambiamenti. Berlusconi, ma soprattuto la Lega, hanno vinto e vinto bene. Non sono preoccupato o spaventato da questa vittoria. Il Cavaliere realizzerà il suo programma (quello di oggi più credibile di quello firmato dal notaio Vespa sette anni fa): dalla eliminazione dell’ICI al bonus bebé, dal poliziotto di quartiere al ponte sullo stretto, solo per citare alcuni punti delle sette missioni per rialzare l’Italia. Però, per favore, non cominciamo a dire che c’è rischio per la democrazia. Gli italiani hanno a cuore la democrazia sia chi ha votato a destra sia chi ha scelto di stare a sinistra. Qualcuno si chiedeva come mai nessuno a sinistra si è accorto che c’era un TIR che correva all’impazzata per travolgere tutto e tutti. Allora diciamoci la verità per chi vive in questi territori del profondo nord il rombo del TIR si era già sentito alle amministrative dello scorso anno. A proposito di segnali sull’arrivo del TIR qualche anno fa (2005) avevo letto un libro di Luca Ricolfi dal titolo Perché siamo antipatici. La sinistra e il complesso dei migliori.

Oggi rileggerne qualche capitolo non farebbe male. Dobbiamo prendere consapevolmente coscienza che la sinistra, così com’è, almeno qui a Nord non solo risulta antipatica, ma non è amata, è percepita come il male e la causa di tutti i mali, compresa la pioggia o la siccità, il mal di denti o il mal di stomaco. Slogan come: lontani da Roma, vicini a te” , per quanto irrisi da molti, hanno fatto breccia in un corpo sociale, fatto di giovani, operai, casalinghe e pensionati con cui la sinistra da tempo non solo non parla più, ma non è neppure capace di ascoltare. Troppo presi dal prenderci cura (giustamente) degli ultimissimi, arrivati qui per fame e per disperazione, da dimenticarci (ingiustamente) dei penultimi, che qui ci sono da sempre e a fine mese non sanno a quale santo votarsi per pagare la rata del mutuo, l’affitto o il conto del dentista.
Walter Veltroni durante la campagna ha usato spesso la metafora dell'ascensore sociale. Ricordiamoci ogni tanto di scendere anche a vedere che cosa succede nei piani interrati dell'edificio Italia. Oggi, più di ieri, abbiamo una grande responsabilità lavorare per riportare i riformisti e la sinistra al governo del paese, in cinque anni di duro lavoro, si può fare. Nel '53 successe. Ogni tanto la storia si ripete.

martedì, aprile 15

Tre novità per essere un Paese normale.

Per la prima volta i numeri usciti dalle urne non lasciano spazio a valutazioni soggettive. La coalizione di PDL e Lega ha vinto, lo schieramento a loro “avverso” ha perso. Qui a Letingia, i dati sono ancora più eclatanti: 6-7 elettori su 10 hanno scelto la coalizione di destra. Detto questo e quindi aver “dato a Silvio - e Umberto - quel che è di Silvio - e Umberto” mi sembra necessario mettere in evidenza almeno tre aspetti emersi dal voto.
Primo. C'è un vincitore chiaro che si assume la responsabilità di governare per cinque anni. Secondo. C’è stata una semplificazione radicale del quadro politico. Terzo. Non ci sono più in Parlamento le estreme sia a destra sia a sinistra. Sono tre novità che messe una dietro l’altra ci fanno dire che finalmente siamo diventati un paese normale, una democrazia matura. Ci resta da risolvere solo una picola questione. Il nostro capo del governo è l’uomo più ricco del paese ed è portatore di interessi politici e imprenditoriali senza uguali, come in nessun altro paese del mondo occidentale. Ma questa è un'altra storia...

Detto ciò, il PD, nato soltanto sei mesi fa, ha raccolto un consenso molto più ampio dell’Ulivo e delle forze politiche che ne hanno voluto la nascita (DS e Margherita), sei punti in più al Senato e due alla Camera. Ciononostante ha perso le elezioni. La speranza è che il PD sappia rimboccarsi le maniche e ripartire con nuovo slancio, così come fa ogni partito riformista europeo quando perde le elezioni. Per recuperare consenso il PD deve essere capace di dare risposte a questioni come: l’integrazione, la sicurezza, il federalismo, la semplificazione delle procedure, l’efficacia delle scelte amministrative, la realizzazione delle infrastrutture, la salute e la mobilità.
Molti di questi temi, nella percezione dei cittadini, sono stati rappresentati meglio di altri dalla Lega, a cui va riconosciuto quanto meno il merito di una presenza attiva fra la gente. I loro banchetti e gazebi sono stati nelle piazze per mesi, anche prima che iniziasse la campagna elettorale.

Il PD per essere "competitivo" ed avere più "appeal" deve dimostrare di saper fare altrettanto, con uguale impegno e slancio per offrire le proprie visioni e le proprie soluzioni. Cercando di comunicarle con "ragionamenti semplici", oserei dire "con un linguaggio da bar".
La sconfitta non credo sia dovuta alla campagna o a errori di strategia; per niente! 20 mesi di governo, con due opposizioni una legittima e istituzionale e una dentro la stessa squadra ministeriale ha fatto il resto. Il risultato degli altri ex partiti di governo lo dimostra.

A Walter Veltroni deve essere riconosciuto, anche dagli avversari, un grande merito: aver avuto coraggio innestando il processo che ha portato a semplificare lo scenario politico. Ora nel PD bisogna lavorare per dare al partito quella solidità e quel radicamento che non si poteva avere in così poco tempo. Bisognerà allo stesso tempo spingere sul rinnovamento, anche generazionale, della classe dirigente, per averne in breve tempo una capace e competente, in grado di prendere in mano il partito e il paese. Se anche nello “schieramento avverso” dovesse succedere la stessa cosa sarebbe stato fatto un grosso servizio alle comunità locali e all’Italia. Perché da ieri, 14 aprile 2008, l’Italia è diventata un paese normale. Molti di noi avrebbero preferito che lo diventasse con un altro leader, ma questo è un film che vedremo fra qualche anno.

Musiche Letinghe


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