sabato, marzo 1

Sanremo 2008 - Mi fido di te

Un altro pezzo della video compilation della serata sanremese. Inno naturale dei democratici italiani. Mi fido di te. Te Italia che non hai bisogno di rialzarti come Lazzaro perché lo fai già ogni mattina insieme ai milioni di donne, uomini e ragazzi che fanno la loro parte. Mi fido di te è quello che mi sento di dire io a Walter. Ce la puoi fare, ce la possiamo fare. Fiducia è già consenso

Sanremo 2008 - La storia siamo noi

Nella serata in cui in Italia si celebra il rito del Festival di Sanremo anche a Letingia ci facciamo trasportare dal clima festivaliero con una piccola video compilation che può avere diverse chiavi di lettura. Ognuno è libero di leggerci quello che gli pare. Viva la canzone italiana. Viva il Festival

Ridere è una cosa seria, anche in politica

Ironia e senso dell'umorismo sono una componente che nella politica italiana non ha mai lascito troppo il segno.
In epoche oramai remote (anni '60-70) c'era un solo personaggio che era autorizzato a "prendere in giro i politici" e parliamo di padri della patria come Andreotti, La Malfa, Berlinguer. Si chiamava Alighiero Noschese. Dagli anni '80 in poi c'è stata un'inversione di tendenza. I politici hanno cominciato loro a raccontare le barzellette e uno di loro (il migliore nella specialità) è perfino diventato Presidente del Consiglio. Quest'ultimo per cinque anni è riuscito a raccontarle, oltre che agli italiani, a mezzo mondo: dal Cremlino alla Casa Bianca, dall'Eliseo a Buckingham Palace e a tutti i vertici del G8.

Visto che tutti ridevano (in realtà erano sorrisi di circostanza perché non capivano il senso delle battute) l'uomo pensò che tutti apprezzassero la sua simpatia e passo così ad esibizioni un po' più semplici utilizzando il linguaggio dei segni (come si vede nella foto). Da quel momento è stato un successo dietro l'altro al punto che oggi i comici di questo paese, defraudati delle loro prerogative, hanno iniziato a fare i politici (Grillo docet).

La Prof. Donata Francescato dell'Università di Roma, nel suo libro "Ridere è una cosa seria - L'importanza della risata nella vita di tutti i giorni" (Mondadori, 2003) dice fra l'altro: "Il 61% di tutti gli intervistati apprezza i politici che sanno essere autoironici".

Finalmente è arrivata l'era di Uolterueltroni , il primo politico a cui puoi raccontare la barzelletta che non fa ridere e lui si sbellica dalle risate per farti piacere.
Uolterueltroni è l'unico a cui tutte le ciambelle vengono con il buco.
Uolterueltroni
se riceve un mal comune con un amico gli regala il suo mezzo gaudio.
Insomma, Uolterveltroni è così buono che ormai si dice: "scherza coi santi e lascia stare Uolter!".

Sviluppo locale fra crescita felice e voglia di protezionismo

Nella mia attività professionale quotidiana mi occupo anche di sviluppo locale. Qui nei nostri territori il concetto di sviluppo per molti anni è stato sinonimo di benessere diffuso, piena occupazione e soprattutto di azione senza limiti. Poi qualcosa nel meccanismo si è inceppato. Ci si è accorti che lo sviluppo non era illimitato anzi, per certi versi, quanto più cresceva più creava problemi di altra natura, in particolare sulla qualità dell'ambiente. Alla fine per certi versi ha rallentato a tal punto che si è quasi fermato. Crescita zero. Senza crescita non si produce ricchezza, quindi senza ricchezza da distribuire non si riesce a migliorare la qualità di vita delle persone e dei territori. Tutto ormai è interconnesso e lo sviluppo locale è strettamente collegato alla globalizzazione.
Negli ultimi giorni ho avuto modo di leggere dei punti di vista che mi sono sembrati molto interessanti e che voglio qui proporre anche alla vostra attenzione.

Sul blog Sembra incredibile ho letto questo post in cui si propone una tesi molto interessante e intelligente. Ovvero dobbiamo andare nella direzione della Crescita felice. Concordo pienamente: il TIR della crescita non si può fermare, ma bisogna salire sul mezzo e, con sforzi sicuramente inferiori, è possibile cambiare strada e percorso.


In un editoriale sul Corriere della Sera di ieri, il Prof. Giavazzi, come sempre lucido ed efficace, smonta il programma economico del PDL e le tesi neoprotezionistiche che lo animano. Questo passaggio però riassume bene il pensiero: "Il programma del Pdl proietta l’immagine di un Paese impaurito che si difende alzando barriere e rifugiandosi nello Stato. È proprio quello che desidera chi ha una rendita da proteggere e teme che il mercato gliela sottragga. Il governatore della Lombardia, esponente importante del Pdl, si batte perché lo Stato venda Alitalia ad AirOne. Non lo preoccupa il fatto che la nuova linea aerea godrebbe di un monopolio su molte tratte nazionali e che ciò consentirebbe ai dipendenti di Sea e Alitalia di continuare a godere dei loro molti privilegi, sulle spalle dei cittadini".

Serve davvero un cambiamento radicale nel governo dell'economia e quindi anche la tematica dello sviluppo locale non può più essere gestita con logiche localistiche. Qualcuno s'è perfino inventato il "made in Meda", un bel gioco di parole ma oltre le parole dov'è la sostanza?
Per fortuna ci sono persone come Stefano Mòllica, Presidente di AISLo, che continua a lavorare, con serietà e visione, a questi argomenti e proprio oggi mi ha invitato a Bari ad un incontro che si terrà lì fra due settimane. Si parlerà/parleremo dei modi per ripensare i temi, gli approcci e le priorità dello sviluppo locale, ma anche di politica, saperi e territori.

Qui a Letingia il tema è altrettanto caldo però si discute ormai da mesi di alchimie societarie: Serve l'agenzia unica del lavoro? è meglio fare una società consortile oppure entrambe le cose? Ma il progetto, dov'é? Forse sarebbe opportuno che qualcuno da Letingia decidesse di prendere un biglietto per Bari e andasse a sentire altre campane insieme a pareri autorevoli e qualificati. Non è mai troppo tardi per imparare qualcosa.

venerdì, febbraio 29

Letingia for Civati


Chiuse le operazioni di voto i frequentatori di Letingia hanno votato il loro candidato ideale per rappresentare la Brianza nelle liste del PD alle prossime elezioni. Hanno votato in tutto 46 persone e oltre 3/4 di loro hanno scelto Pippo Civati. L'8% ha detto che nessuno dei cinque della nomination era gradito/a e altrettanti hanno espresso il loro gradimento a Enrico Brambilla, il 4% per Gigi Ponti quindi Daniela Mazzucconi (2%) e in coda (senza nessun voto) Emanuela Baio. Come ho già avuto modo di scrivere questa consultazione primaria fatta in casa era in primis una provocazione (dimostrare che se si fosse osato di più era possibile sentire la voce del territorio) e una riflessione su un concetto di fondo: la democrazia è una cosa seria.
Di sicuro nelle liste del PD ci saranno tutte persone di valore. I nomi che sono stati annunciati in questi giorni lo sono: da Umberto Veronesi a Antonio Boccuzzi (operaio sopravvissuto al rogo della ThyssenKrupp), da Matteo Colaninno a Loredana Ilardi, da Paola Concia a Mauro Ceruti.
Mi chiedo: la proposta agli elettori non sarebbe stata più forte se l'investitura per la candidatura (fosse anche solo per la posizione in lista) era frutto di una decisione partecipata? Antonio Boccuzzi se avesse ricevuto il mandato degli elettori democratici del suo quartiere a Torino non sarebbe ancora più carico e motivato? e come lui tutti gli altri candidati e candidate che, in qualche caso, sanno già di avere in tasca il biglietto per Roma?

Qui dai territori di Letingia il nostro deputato ideale sappiamo chi è. Lo abbiamo scelto in modo pubblico, aperto e democratico, con maggioranza ampia, a tal punto che potremmo quasi cambiarci la legge elettorale ed eliminarci il purcel, come si dice da queste parti. Come cantava De Gregori:"il ragazzo si farà" "...lo vedi dal coraggio, dall'altruismo... dalla fantasia". Doti che a Pippo non mancano per fare bene, oggi e domani.

giovedì, febbraio 28

Abili nel consumare. E' tempo di premi


Tutti noi siamo consumatori. Lo siamo per diverse ragioni e motivazioni, spesso per necessità e qualche volta anche senza bisogno alcuno. Nel nostro paese le ragioni dei consumatori travalicano, come è giusto che sia, le appartenenze politiche. Quando ci fermiamo a far benzina, non conta se siamo di destra, di centro o di sinistra, sappiamo soltanto che sebbene il valore del dollaro scende il prezzo della benzina che paghiamo sale. Mistero dell'economia o spirale perversa? Ah saperlo!
In continuazione ci viene detto che dobbiamo consumare meno e meglio anche perché ne va dell'equilibrio del nostro portafogli e qualche volta anche della salute.

Il mio amico Enzo Argante, animatore dell'Associazione Pentapolis, promuove un premio per le aziende del mondo della distribuzione organizzata e del franchising che agiscono con responsabilità, ma anche per chi le aiuta in questo agire (consulenti, progettisti e creativi).
Il premio, che prende il nome da un periodico, si chiama "Consumabile" per partecipare è necessario presentare le candidature entro il 10 marzo prossimo. Fatelo sapere in giro. Non costa niente ed è un'occasione per misurare e far conoscere i tanti che, anche nel mondo del commercio, si danno da fare per migliorare la nostra qualità di vita e di consumo.

Dimmi perché


Da queste parti ci sono alcune certezze rivelate. Nella Letingia brianzola il legame con la tradizione cattolica e con la fede è qualcosa di profondo e di radicato: ha dato i natali a vescovi, arcivescovi e perfino qualche papa. Diversamente da altri luoghi e contadi, dove la spiritualità è qualcosa che appartiene alla persona in quanto tale, qui è un patrimonio di comunità. Esempio lampante di questo senso comunitario: gli oratori.

Questi luoghi sono ambiti in cui famiglie, volontari e soprattutto tanti bambini e ragazzi partecipano a "un progetto educativo" che mette al centro comportamenti e stili di vita con quelli di una scelta di fede autentica.

Negli oratori però la politica resta fuori. O meglio, apparentemente resta fuori, s'insinua e cerca di promuovere visioni politiche, a volte, un po' dogmatiche. Per carità, nessuno si aspetta che un sacerdote nella sua azione quotidiana non promuova la parola di Dio e stili di vita e comportamenti conseguenti. Mi chiedo. Essere cattolici richiede comportamenti politici conseguenti?

Quest’anno negli oratori di Letingia tutto ruota intorno al motto: “Dimmi perché?” è chiaro che l’intendimento della domanda ha una valenza spirituale, ma verrebbe da estenderla ad altri elementi del vivere cristiano. Ne propongo alcuni altri: Dimmi perché Berlusconi è considerato un campione di fede e un esempio per tanti bravi credenti di queste terre? Uno che: ha divorziato dalla prima moglie, ha convissuto more uxorio (coppia di fatto) mettendo al mondo figli fuori dal matrimonio e, con una decisione drammatica ha deciso, con la signora Veronica, di non mettere al mondo un figlio, che dagli esami prenatali appariva malformato (tradotto, semplicemente: aborto).

Dimmi perché il proprietario del più grande network televisivo privato (sempre il signore di prima) si erge ad essere garante dei valori cattolici in politica e poi produce programmi tv nei quali ad ogni ora del giorno, quando va bene, puoi vedere qualcuno che litiga e si insulta altrimenti sono: culi, tette, grandifratelli e sorelle? Dimmi perché 40 anni fa cattolici in politica come Moro, Fanfani e Andreotti compivano le loro scelte tenendo distinto il ruolo dello Stato e quello della fede, mentre oggi sembra che senza il consenso della CEI nessuno sappia più far politica? Dimmi perché un cattolico deve continuare a votare per il destra centro se perfino quei sovversivi di Casini, Tabacci e Baccini abbandonano la deriva populista, xenofoba e razzista del Cavaliere? Come direbbe Marzullo, fatevi la domanda e datevi una risposta. Oh voi, bravi e laboriosi cristiani di Letingia.

mercoledì, febbraio 27

Pippo über alles!

Quando mancano soltanto due giorni al termine della pseudo consultazione che vi propongo qui a fianco. Il distacco di Pippo Civati nei confronti degli altri potenziali candidati è quasi incolmabile, a meno di eventi imprevisti, conferma che la sua popolarità/fiducia, per lo meno fra i pochi frequentatori di questo luogo, è plebiscitaria. E non solo qui, ma anche in quella più ampia e seria del circolo Obama . Quasi come quella di Uolter alle primarie.
Di sicuro coloro che hanno l'arduo compito di comporre le liste faranno nel migliore dei modi possibili il loro lavoro. Ne sono sicuro. Certo, se fosse stato possibile fare una consultazione ampia e realmente democratica, oltre ai 12 punti del programma e il gradimento del candidato premier WV, avremmo avuto più chances di legame con i territori. Comunque siano le liste nel PD ci daremo da fare perché il maggior numero dipersone le votino. Di certo sappiamo che in Brianza il PD un leader l'ha trovato: Pippo über alles! (la citazione tedesca è un omaggio al suo post di ieri su Risiko testimonianza ulteriore della lucidità di pensiero del giovane letingo ;-).

Dica trentatre. Le ragioni dell'ascolto

Qui a Letingia più che altrove gli indigeni fanno fatica a capire la proposta che le forze poliche centro-mancine fanno loro.
Si potrebbe pensare che sia una questione di lingua, oppure di semplice antipatia o ancora di incomprensione. Io mi sono fatto un'idea e cerco di raccontarvela.
Da troppo tempo in questi territori si è smesso di svolgere la funzione dell'ascolto. Se mi passate una metafora, è come se al paziente che si presenta al pronto soccorso perché sta male il medico di guardia non chiedesse nulla e ordinasse una serie di esami, compreso quello del proctologo. Buona prassi vuole che il buon medico faccia l'anamnesi, ovvero parla con il malato e si fa raccontare il più possibile. Anche le cose che apparentemente possono non avere relazioni con i disturbi. Solo dopo aver fatto tutto questo e l'esame obiettivo, eventualmente prescive approfondimenti diagnostici prima di formulare una diagnosi.
Ebbene la direzione politica di tutto il centrosinistra, senza e con trattino, la sinistra democratica o radicale da almeno una ventina d'anni hanno smesso di ascoltare i pazienti del nord offrendo loro, di volta in volta, medicine e ricette sbagliate accrescendo così una progressiva sfiducia sulle capacità di cura dei loro acciacchi reali e, qualche volta, solo delle loro fobie temporanee.
Ritroviamo l'umiltà di saper ascoltare e smettiamola di fare il ruolo di quelli che sanno già tutto, senza anamnesi. Cerchiamo di capire una volta per tutte che la grande massa dell'evasione fiscale è concentrata sui grandi gruppi industriali (società off-shore e scatole cinesi) e dalle infiltrazioni malavitose nell'economia (atti commissione antimafia).
Vogliamo riconoscere una volta per tutte che un accanimento della leva fiscale genera una relazione fra cittadino e stato insostenibile per il primo e nulla per il secondo? Traduco. se Valentino Rossi patteggia alcuni milioni di euro con il fisco è una cosa, il mio amico Antonio che invece riceve una cartella esattoriale di poche centinaia di euro per errori formali è un'altra. Soprattutto perché Antonio rischia di pagare più soldi al suo ragioniere/commercialista per farsi gestire la pratica che pagare l'iniqua sanzione, mentre quello di Valentino quando patteggia meno paga all'erario più guadagna. Ridurre le imposte è necessario, ma forse bisogna semplificare il rapporto con il fisco affinché questo sia per davvero più equo e più giusto. E questo vale per tutti, dipendenti e autonomi, per Valentino e Antonio, senza aspettare gli 007 del fisco germanico

domenica, febbraio 24

Perché voto? Lo faccio per Lia...

Oramai le telefonate di Pippo Civati stanno diventando un cult di questa campagna. Sono certo che alcune aziende di telefonia potrebbero contattarlo come testimone. Sicuramente sarebbe più efficace de "er pupone che se magna nartra sarsiccia" e di Aldo Giovanni e Giacomo che cercano il cellulare "disperso nel colon trasverso".
Qui però c'è in gioco ben altro che la tariffa più conveniente: ci giochiamo il futuro dell'Italia. E' necessario che le persone vadano a votare con convizione perché anche un voto serve, specie con questa orrenda legge elettorale.
Rinunciare al voto non è la soluzione a nessuno dei problemi, anzi, non esprimere il proprio parere, qualunque esso sia, è rinunciare a un diritto per cui -vale sempre la pena ricordarlo- milioni di uomini e donne hanno dato la vita. Hanno dato la vita perché noi potessimo essere uomini liberi e, in loro memoria, noi abbiamo il dovere morale di esercitare questo diritto. Quando qualcuno vi dice che non vuole andare a votare ricordateglielo.
Informatevi su chi sono i caduti per la libertà nel vostro comune, nella vostra città e quando qualcuno vi chiede perché andate a votare rispondetegli che lo dovete: a Bruna, a Giuseppe, a Lia, ad Antonio. Perché anche nella vostra comunità di sicuro ci sono una Bruna, un Giuseppe, una Lia o un Antonio che sono morti per la nostra libertà e per la nostra democrazia. Anche questo è un modo per essere democratici. E ora godetevi la tariffa five friends by Civati.

Musiche Letinghe


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