
In questi giorni mi è tornata più volte alla mente un racconto che mi facevano i miei genitori e i nonni. Mi riferisco al 18 aprile del 1948, quando anche allora dopo una campagna elettorale molto accesa (altri tempi rispetto ad oggi, di sicuro) l’allora Fronte popolare fu sconfitto seccamente dalla Democrazia cristiana. “Eppure le piazze erano piene. C’era grande entusiasmo ai comizi di Nenni e di Togliatti, pensavamo che si poteva fare. Addavenì baffone!, ma poi dopo quelle piazze piene ci ritrovammo con le urne vuote” Questo era pressappoco il racconto.
Oggi anche la nostra generazione e quella dei nostri figli ha potuto vivere il proprio 18 aprile, arrivato con cinque giorni d’anticipo. Una sconfitta netta che chiede grandi cambiamenti. Berlusconi, ma soprattuto la Lega, hanno vinto e vinto bene. Non sono preoccupato o spaventato da questa vittoria. Il Cavaliere realizzerà il suo programma (quello di oggi più credibile di quello firmato dal notaio Vespa sette anni fa): dalla eliminazione dell’ICI al bonus bebé, dal poliziotto di quartiere al ponte sullo stretto, solo per citare alcuni punti delle sette missioni per rialzare l’Italia. Però, per favore, non cominciamo a dire che c’è rischio per la democrazia. Gli italiani hanno a cuore la democrazia sia chi ha votato a destra sia chi ha scelto di stare a sinistra. Qualcuno si chiedeva come mai nessuno a sinistra si è accorto che c’era un TIR che correva all’impazzata per travolgere tutto e tutti. Allora diciamoci la verità per chi vive in questi territori del profondo nord il rombo del TIR si era già sentito alle amministrative dello scorso anno. A proposito di segnali sull’arrivo del TIR qualche anno fa (2005) avevo letto un libro di Luca Ricolfi
Oggi rileggerne qualche capitolo non farebbe male. Dobbiamo prendere consapevolmente coscienza che la sinistra, così com’è, almeno qui a Nord non solo risulta antipatica, ma non è amata, è percepita come il male e la causa di tutti i mali, compresa la pioggia o la siccità, il mal di denti o il mal di stomaco. Slogan come: “lontani da Roma, vicini a te” , per quanto irrisi da molti, hanno fatto breccia in un corpo sociale, fatto di giovani, operai, casalinghe e pensionati con cui la sinistra da tempo non solo non parla più, ma non è neppure capace di ascoltare. Troppo presi dal prenderci cura (giustamente) degli ultimissimi, arrivati qui per fame e per disperazione, da dimenticarci (ingiustamente) dei penultimi, che qui ci sono da sempre e a fine mese non sanno a quale santo votarsi per pagare la rata del mutuo, l’affitto o il conto del dentista.
Walter Veltroni durante la campagna ha usato spesso la metafora dell'ascensore sociale. Ricordiamoci ogni tanto di scendere anche a vedere che cosa succede nei piani interrati dell'edificio Italia. Oggi, più di ieri, abbiamo una grande responsabilità lavorare per riportare i riformisti e la sinistra al governo del paese, in cinque anni di duro lavoro, si può fare. Nel '53 successe. Ogni tanto la storia si ripete.





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3 commenti:
Mi sembra interessante: mi riprometto di leggerlo e di consigliarlo! Credo serva a tutti noi...
Emanuela
Questa riflessione post elezioni mi è piaciuta molto e sono d'accordo sull'immagine degli "ultimi" e dei "penultimi".
Paola
Lino sono Dino de Vincenzi, ricordi? Scusa se ti scrivo sul blog ma non riesco a contattarti in altro modo. Ho bisogno di parlarti per un lavoro per conto del mio Comune che potrebbe interessare la tua attività Chiamami al 0381 299225 oppure sul cell. di servizio 3462388383. Ciao
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